Attraverso

scritto da Zenogrigio
Scritto 3 mesi fa • Pubblicato 3 mesi fa • Revisionato 3 mesi fa
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Autore del testo Zenogrigio

Testo: Attraverso
di Zenogrigio

Lo sguardo si alza da terra. Percorre la parete verde e incontra la superficie dello specchio.

Resto immobile, attonito.

Mi piace quello che vedo, ma non sono io.

-          Dove sono finito?

Mi pizzico le guance e scompiglio i capelli.

Quella riflessa è l’immagine di un signore anziano.

Decliniamo anziano.

-          In fondo, ho solo cinquantatré anni.

Un uomo maturo, con tanti capelli scompigliati, completamente canuto.

-          Sembro più vecchio.

Però lo sguardo è lo stesso.

È la fase della vita in cui non mi riconosco in nessuna delle fotografie e immagini che mi ritraggono.

Faccio fatica.

Deve essere un disallineamento tra l’età mentale e quella fisica, che si manifesta in un corpo che era ben messo e ora straripa dagli antichi argini.

Così il viso, bello, ma ruvido e opaco.

Le cellule che compongono l’epidermide si ribellano e perdono il loro smalto.

-          Un disallineamento, c’è sempre stato.

Tutto al suo posto?

 Ed invece, delle volte, è stata un’altalena di sentimenti e stati d’animo avversi. 

Riavvolgo il nastro della vita.

Dipendeva dalla donna, dall’età, dall’estrazione?

Non scattava la scintilla e l’azione doveva essere sempre ricondotta ad uno schema preciso.

-          Ma questo che c’entra con l’età, con i capelli, il percepito?

Niente pathos, nessuna attrazione, se non per persone sbagliate.

Allora ricacciavo tutto dentro, non assecondavo, ma correggevo.

Nuotavo in un grande conflitto.

Era un enorme dispendio di energie.

-          Ma non dobbiamo andare all’escursione?

Mi affaticavo per pensarmi normale, perché il mio corpo non si tradisse con movimenti e impulsi.

Così la voce, la controllavo.

Non era mai roca abbastanza.

Ero sopraffatto dalla malinconia.

Avrei voluto tanto potermi esplorare e presentare con quel che provavo: passioni e attrazioni.

Invece, quando proseguivo a dipanare i sentimenti, era sempre con persona sbagliata.

Per la cronaca, stavo male, e dovevo comunque fare i conti con qualche tema sospeso e pernicioso.

Non riuscivo ad imbrigliarmi come avrei desiderato.   

Ed era così.

Ci sarebbero voluti degli anni.

Non per gli altri, per me stesso.

-          Per ora, forse, sei in ritardo.

-          E Pietro?

-          E gli altri?

Accettare di non avere figli, di non sposarmi, di non creare una famiglia era comunque difficile da accettare.

Venivo da quell’unica esperienza di affettività: la famiglia composta da un padre, da una madre e dei figli.

Continuavo a sperimentare, ad incontrare, a conoscere, sempre senza il mio esito.

Sono andato in analisi e mi sono libero di tutto.

Non c’era niente che non andava in me, se non una società patriarcale, fuori di me.

Non dovevo affrettarmi, ma prendermi tutto il tempo di cui avevo bisogno.

Non dovevo spiegarmi, ma vivere cercando serenità.

Non dovevo identificarmi, se non quando avessi deciso di farlo.

-           Ehi, arriviamo anche noi, sento la voce di Carlo sul ballatoio che affaccia nel cortile del palazzo.

Allora dovevo ancora ritardare, mi ci voleva del tempo: quello che mi avrebbe fatto parlare senza pensare a cosa avrei detto.

Quando avessi smesso di ragionare di continuo, di scomporre il tempo e la giornata in sequenze di un film da interpretare, avrei capito che stavo finalmente provando a vivere in modo diverso.

La mia vita.

-          Un uomo che si sente attratto da un altro uomo: questo sei.

A trent’anni si è aperto uno spiraglio: incontro, vivo e mi innamoro.

Questa volta liberamente, senza imposizioni e cornici.

Ma non sono corrisposto.

Mi innamoro, mi ammalo.

Mi innamoro di nuovo.

Un saliscendi emozionale, ma tant’è.

Nel momento in cui mi rivelo, mi libero.

Posso parlare anch’io dei miei affetti.

Torna tutto in un assetto preciso: la concentrazione, la voglia di fare e di conoscere.

Torna la serenità e anche la felicità.

Posso essere davvero felice, se lo voglio.

Poco dopo, mi innamoro di Pietro.

Continuo a nuotare attraverso stati di liberazione e continuo piacere.

Attraverso. 

Riavvolto il nastro, sono in ritardo all’appuntamento.

Ancora in ascensore.

Smetto di fissarmi allo specchio.

Arrivo al piano terra.

Esco.

Sono passati un paio di minuti ma, pensa e ripensa, sembra trascorsa un’eternità.

La guida ci aveva detto di trovarci  alle ore 8:45 del mattino presso il bar della piazza Tersicoro.

Sulla strada sono arrivati anche Pietro, Eleonora, Carlo e Domenico.

Sono vestito a strati e con i capelli pieni di cera.

-          Tanto, bianchi sono bianchi.

Il gruppo è composto di otto persone.

Due sono straniere, di Berlino.

Noi altri, italiani, ma tutti di provenienze diverse.

Il van procede veloce e Sebastiano, la guida, è concitato.

Azzittirci e farci prestare attenzione è più difficile di quel che apparentemente potrebbe sembrare.

La signora di Milano, che è nata a Salina, mi racconta dell’emozione che prova.

Non è mai stata a visitare il vulcano.

-          Neanche io.

-          Anni addietro ho visto solo lo Stromboli, chissà che proverò questa volta.

Pinella, così si chiama la signora, mi racconta che è stata una ballerina di danza moderna.

Io le spiego quel che faccio.

-          Bello mi dice, lavorare con la gente ed in mezzo alla gente.

-           Abbastanza.

Sebastiano ci invita, perentorio, ad ascoltarlo.

-          Perché il timing è serrato e devo spiegare a voi sei, in italiano, e poi tradurre in inglese per gli altri due ragazzi.

Pinella ci osserva e quando capisce che siamo due coppie sposate da anni, si sorprende.

-          Ma è meraviglioso.

Non saprei se perché una delle due coppie è costituita da due uomini.

Anche lei ne ha attraversata di acqua.

Non solo quella che da Salina la separava dalla terraferma, da Catania, ma poi ha continuato fino a Milano, dove oggi insegna in una scuola elementare.

-          Avete finito lì dietro?  sempre più spazientito Sebastiano.

-          Sì, sì.

Arriviamo alla prima tappa.

I crateri silvestri.

C’è neve sparsa, non omogenea, e un gran vento gelido ci scorre attraverso.

Pinella, dopo una rappresentazione troppo distante da lei, è entrata in crisi: ha lasciato la compagnia e il maestro quando sul palcoscenico si è esibita una donna, completamente nuda, e otto uomini vestiti con merletti e crinoline.

Era un tema sacro, ma per lei è stato troppo.

Chiede a Sebastiano della Madonna che apparirebbe nel percorso per arrivare al Vulcano.

-          Ma è verità o leggenda? chiedo riferendomi alla Madonna.

-          È stata una conversione, mi risponde lei scollegata dalla mia domanda.

Eleonora, allora, si volta e mi guarda attonita, perché qualche volte leggo le persone prima che si raccontino.

Mi succede spesso di vivere anche le vite degli altri, di provare ad immaginarle.

Ho sviluppato una sensibilità che mi mette in contatto diretto con le persone che mi incuriosiscono.

Secondo me, accade anche a lei. 

Pietro pensava che Pinella si fosse infatuata della guida.

Impossibile, prima di Sebastiano è arrivato Dio.

Pinella ha cambiato aria.

Ha attraversato il Paese e ha scelto la religione come materia d’insegnamento al Nord.

Continua ad essere attratta dal teatro, dalla musica e da ogni forma artistica.

Ce lo racconta quando viene a sapere che Carlo ha avuto un concerto la sera prima, proprio a Catania.

Si ripete.

-          Ma è sorprendente.

-          Signora, voltandosi dalla nostra parte del van, io faccio questo per campare: sono un musicista si spiega meglio Carlo.

-          Ma allora, questa Madonna esiste? E se è apparsa, quando? rincara Pietro.

Domenico è già sul perimetro del cratere.

Sebastiano ci sovrasta con le spiegazioni.

Si spiega soprattutto con Pinella.

I perimetri dei crateri si popolano in breve tempo di turisti.

Raggi di sole ci attraversano e comincio a fotografare tutto.

Pietro è contento.

Lo siamo un po’ tutti.

Proprio in questi giorni, abbiamo assistito ad una importante attività sismica del Vulcano che ha fatto il giro del mondo.

Imperversano reel e post sui differenti canali social.

Vorrei essere sempre attraversato così, dalle energie più positive.

Quando arrivo troppo concitato e veloce rallento, mi fermo, inspiro ed espiro, sgombero la testa da pensieri inutili.

Allora il battito riprende, più consapevole, e il cervello si ossigena.

I muscoli rinvigoriscono e la china più ostica diventa approcciabile.

Ogni cratere è possibile.

Gli scarponi affondano nella terra ma proseguo constante nell’incedere.

Arriviamo ad un canale chiuso che ha ospitato la lava.

Mentre Sebastiano si spiega, altri gruppi di turisti si mescolano al nostro.

Pinella è in estasi, Domenico controlla bene dove metta i piedi la madre, e Carlo e Pietro parlottano tra loro. 

-          Chissà se mai tornerò in questi posti?

Con la torcia illumino bene la pavimentazione.

È la stessa che sconfinava lungo gli argini delle strade di Lanzarote.

-          Quella pietra ispida e cattiva, nera, di lava solidificatasi, la ricordi Pietro?

Raggiungiamo il van per tornare verso Catania.

Appena sopra il van, mia arrendo alla improvvisa stanchezza. 

Sento la voce di Eleonora in lontananza, poi niente più.

Nel sonno attraverso sempre: distese d’acqua, moltitudini di persone, conversazioni.

E parlo sempre, anche quando sono da solo: ragiono e spiego ad alta voce.

Lo faccio nel sonno come nella veglia: per tutte le volte che non ho potuto raccontarmi.

Per questo, anche, scrivo.

Tanto.

Nuoto e attraverso, come scrivo.

Sono sempre alla ricerca di spiegazioni, di occasioni per declinarmi, per esporre il mio pensiero, per svelarmi.

Ogni tanto apro gli occhi, penso di trovarmi a casa, a Roma, invece sono ancora nel van.

Davanti a me le testoline sono tutte inclinate, abbandonate sugli schienali.

Dormono profondamente.

-          Il sonno dei giusti penso salutando la vetta dell’Etna con la mano.

Mi accorgo che Pinella, accanto a me, è sveglia e mi osserva.  

Allora le chiedo se va tutto bene.

Sgrana un sorriso e risponde al telefono che, nel frattempo, ha cominciato a trillare.

Attraverso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attraverso testo di Zenogrigio
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